Miramare: la parola passa al TAR Calabria
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Miramare: la parola passa al TAR Calabria

soverato la concessine del miramare.jpgSarà il tribunale amministrativo di Catanzaro a giudicare le procedure alla base della dichiarazione di decadenza della concessione della struttura balneare “Miramare”. A due settimane dalla discussa ordinanza pubblicata dal Comune di Soverato, si apre un nuovo contenzioso per il comune ionico in cui si discutono i risvolti economici, ma anche politici di una scelta il cui giudizio viene rimesso in mano ai giudici catanzaresi. Su sponde antitetiche il dirigente del settore Saverio Mirarchi con il responsabile del Servizio Pietro Pileci e il titolare della società “Gelpa” Rodolfo Trimboli su cui grava una pesante accusa, vissuta come infamante in una procedura che racconta come “vessatoria”. << É il secondo anno- spiega il titolare della Gelpa- che i concessionari invece che occuparsi di turismo si devono occupare di carte bollate. Siamo vittime della seconda aggressione pianificata in piena stagione, prima per degli abusi edilizi di cui abbiamo dimostrato di non avere responsabilità e per cui abbiamo fornito le opportune giustificazioni permettendo di individuare i responsabili, la seconda per un atteggiamento vessatorio del Comune che ha disatteso la nostra richiesta di adeguamento dei canoni del 2009, disatteso tutte le nostre osservazioni inoltrate attraverso un autorevole avvocato e disatteso tutte le obiezioni avanzate con il solo fine di arrivare a dichiarare la decadenza della concessione. La questione dei canoni OMI è talmente delicata da essere al centro di un processo di smantellamento a livello nazionale. L'impressione è che ci sia una situazione predeterminata anche in considerazione del fatto che la richiesta di un aggiornamento dei canoni, risalente al 2009, è stata inoltrata da parte della nostra società. I canoni tabellari sono sempre stati pagati, il problema nasce sul calcolo dell'OMI in una struttura che oggi è differente da quella consegnata anni fa, che si presentava con un capannone ricoperto da eternit, fatiscente, senza pavimenti e collegamenti alla rete fognaria. Gli OMI non si possono applicare su quanto successivamente realizzato. Il provvedimento è stato comunque adottato senza mai ascoltare le nostre controdeduzioni e rifiutando anche l'accesso agli atti ufficialmente richiesto >>. Posizione diametralmente opposta da parte del Comune soveratese che nega un accanimento nei confronti degli imprenditori. << Siamo stati sollecitati a intensificare i controlli-spiega il responsabile Pietro Pileci- per tutte le concessioni demaniali sia per ciò che riguarda i tributi che per i canoni. Con la finanziaria del 2007 si impone di incamerare le strutture che sorgono sul demanio. Il Miramare lo era già. Il Comune nel 2009 aveva rilasciato una concessione in cui non applicava i canoni OMI con la clausola però di un adeguamento successivo. É quello che è stato oggi fatto. Non si è mai avviata una contrattazione su quanto dovuto al demanio, i canoni Omi sono stati contestati dalla società che riteneva di non doverli pagare. Da parte nostra abbiamo chiesto i pareri alla Regione e all'agenzia del Demanio. Dinanzi una procedura validata da questi enti, siamo andati avanti >>.

Sabrina Amoroso

Fonte: Gazetta del Sud

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