Conoscere la storia attraverso lo studio delle opere d’arte: il restauro dei Bronzi di Riace.
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Conoscere la storia attraverso lo studio delle opere d’arte: il restauro dei Bronzi di Riace.

Conoscere la storia attraverso lo studio delle opere d’arte: il restauro dei Bronzi di Riace. - 5.0 su 5 basato su 2 voti

REGGIO CALABRIA - Ogni opera d’arte possiede una duplice natura. La prima, che colpisce la nostra attenzione attraverso una semplice osservazione dell’opera, è quella dettata dai materiali di cui è composta secondo una particolare tecnica artistica , i cui significati, espressività e valore estetico sono intrinseci nella materia stessa. La seconda, ugualmente importante ma meno immediata, va ricercata nel tempo, che fa di un’opera un documento storico, un testimone di tutte le vicende che si sono compiute dal momento della sua creazione al momento del suo ritrovamento e riconoscimento. Si, il termine esatto è riconoscimento inteso come l’attribuzione di un valore: riconoscendo che un oggetto è significativo, che è portatore di valori importanti nasce spontaneo il desiderio di conservarlo. Perciò il principio primo del restauro non sta solo nelle caratteristiche intrinseche dell’oggetto ma anche nel nostro modo di considerarlo e di attribuirgli un valore. Questo perché tutti i beni culturali, ovvero tutti quegli oggetti ai quali è stato attribuito un valore storico-artistico importante per il patrimonio culturale della comunità, sono eloquenti portavoce delle epoche passate che impariamo a conoscere attraverso il loro studio e l’analisi delle loro condizioni di conservazione. Un importante attività di restauro, che come ha definito Pasquale Dapoto, archeologo direttore del laboratorio di restauro, “non è stato solo un restauro conservativo ma anche conoscitivo”, è quella che ha interessato recentemente i celebri Bronzi di Riace. I due guerrieri o più probabilmente due oplitodromoi, ovvero atleti che correvano con elmo, scudo e lancia,  risalgono sicuramente al V secolo a.C. e c’è chi ipotizza che appartengano a quella serie di statue di dei ed eroi che, nella Grecia classica, furono fatti eseguire dagli ateniesi per Delfi come ringraziamento della famosa vittoria di Maratona. Difficile stabilire chi sia il fautore, fatto sta che le loro condizioni di conservazione sono sorprendenti: ritrovate il 16 agosto 1972 dal sub Stefano Mariottini, sono rimaste sott’acqua per circa 2000 anni: “uno stato di conservazione straordinario; persino si sono salvate le ciglia, riportate in rame, le dita, le ciocche dei capelli, i baffi e la barba; manca solo un’iride d’avorio: per il resto è come fossero usciti ora dalle mani del fonditore di bronzo”, afferma il fondatore della Teoria del Restauro Cesare Brandi, che fu direttore del primo Istituto Centrale del Restauro di Roma per circa vent’anni fino al 1961. Probabilmente le due statue, asportate dai romani dalla loro sede originaria per trasferirle a Roma, furono buttate in mare durante una tempesta per alleggerire il carico della nave. In vista della ristrutturazione di Palazzo Piacentini, sede del Museo Archeologico della Magna Grecia, i Bronzi sono stati trasportati a Palazzo Campanella, sede del Consiglio Regionale della Calabria dove è stata allestita una sala ad atmosfera controllata, adibita a laboratorio di restauro e delimitata da una vetrata che ha consentito al pubblico  di assistere gratuitamente all’intervento di restauro da marzo 2010 a marzo 2011. Un equipe di chimici, fisici e restauratori, tra cui il Professor Roberto Ciabattoni, dell’I.S.C.R (Istituto Superiore Centrale per il Restauro) di Roma, hanno collaborato per studiare e analizzare l’effettivo stato di conservazione delle due statue il cui ultimo restauro risale a vent’anni fa. Il programma dell’attività diagnostica si è svolto con delle indagini fisiche e chimiche non distruttive effettuate per verificare lo stato della materia all’interno, la patina sulla superficie dei due Bronzi e i processi di corrosione del metallo. Visto il buono stato conservativo in cui si presentano le due statue, gli interventi sono stati più che altro mirati al controllo e allo studio di eventuali metodi preventivi per evitare l’eventuale avanzamento dello stato di degrado. Una volta terminata la campagna di restauro, si è presentato il problema della ricollocazione, visto che i locali del Museo Archeologico non erano ancora pronti e si rischiava di dover tenere le statue chiuse in una stanza fino alla conclusione dei lavori. Per ovviare a questo inconveniente la Regione ha provveduto stanziando mezzo milione di euro per garantire la permanenza dei Bronzi a Palazzo Campanella a disposizione dei turisti per tutto il tempo necessario. Un dato molto interessante che emerge da questa vicenda è la sostanziosa affluenza del pubblico: circa 30.000 persone in cinque mesi. Inoltre è stata data particolare attenzione alle scuole per coinvolgere i più giovani e  farli confrontare con il passato attraverso le emozioni suscitate nell’ammirare le opere, con lo scopo di favorire profondi valori culturali da ricercare nelle proprie radici. Purtroppo in Calabria il settore dei Beni Culturali non possiede ancora una vera e propria industria,  è carente di strumenti per le analisi e strutture ben organizzate operanti sul territorio, motivo per cui è spesso necessario rivolgersi ai laboratori del centro-nord. In più il numero ridotto di strutture universitarie dedicate a questo settore, non consente un’adeguata formazione del personale. E’ perciò molto importante promuovere e finanziare iniziative come questa appena descritta, e stimolare la collaborazione tra Sovrintendenze ed enti locali per incentivare il recupero, il restauro e la valorizzazione del nostro patrimonio culturale. "Questi due splendidi bronzi da Capo Riace, nella costa Ionica della Calabria, rappresentano la più felice ventura del maltrattato patrimonio artistico italiano, acquisizione somma, che pone, per gli originali bronzi greci, il Museo di Reggio non solo alla pari ma al di sopra del Museo Nazionale di Atene." Cesare Brandi .

Maria Emanuela Mascaro

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