Federfarma: 'La prevenzione passa dall'auto medicazione'
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Federfarma: 'La prevenzione passa dall'auto medicazione'

De Filippo Vincenzo Saverio WebL’automedicazione, da sempre, è uno dei settori cui la farmacia guarda con grande interesse. Infatti, i medicinali Otc e Sop sono, per definizione, quelli che vengono utilizzati dal cittadino per la cura di piccoli disturbi, senza dover necessariamente ricorrere al medico e, quindi, con l’ausilio del farmacista, interlocutore diretto e primario del cittadino che entra in farmacia per avere risposte alle proprie domande o chiarimenti sulle proprie incertezze. Questo vale a maggior ragione in una fase in cui il cittadino è bombardato da informazioni che provengono dalle fonti più disparate e non sempre sono attendibili. In farmacia il cittadino spesso viene per chiedere conferma di notizie sentite in televisione, lette sui giornali o reperite sul web. Per la farmacia questo significa dover modificare il proprio approccio, approfondire la conoscenza di settori nuovi, come i nutraceutici, a metà tra l’alimento e il farmaco, puntare su una visione a 360 gradi dell’utente e delle sue esigenze; un utente che dalla farmacia si aspetta una gamma sempre più ampia di risposte sia in termini di prodotti che di servizi. Insieme, medico e farmacia, ma anche l’industria, devono creare i presupposti per un’automedicazione consapevole ed efficace, che possa contribuire anche a ridurre i costi a carico del Ssn, affrontando tempestivamente e in modo corretto patologie e disturbi minori. Particolare attenzione dovrebbe essere data agli anziani che sono i maggiori consumatori di farmaci. Uno studio dell’Aifa ha evidenziato che in Italia gli ultra65enni, cioè quasi 7,5 milioni di persone, assumono dai 5 ai 9 farmaci al giorno. Sono, invece, 1,4 milioni, cioè l’11% della popolazione anziana, coloro che assumono oltre 10 farmaci al giorno. È evidente come il corretto uso dei farmaci assuma un ruolo centrale per garantire la tutela della salute delle persone, soprattutto anziane. Non solo, ma il corretto uso dei medicinali è fondamentale anche dal punto di vista economico, perché evita l’aggravarsi delle patologie e riduce il numero dei ricoveri per malattie cosiddette iatrogene. A seguito abbiamo realizzato un’intervista al presidente di Federfarma Catanzaro -Vincenzo Defilippo.

Come sta evolvendo il ruolo del farmacista?

Il nuovo ruolo della farmacia è stato delineato dalla normativa sui nuovi servizi in farmacia, varata a partire dal 2009 e tuttora in corso di attuazione. La legge n. 69/2009 ha tracciato le linee generali, mentre il decreto legislativo n. 153/2009 e i decreti ministeriali attuativi hanno definito il progetto operativo per l’erogazione in farmacia di nuove prestazioni di alta valenza socio-sanitaria. La convenzione farmaceutica nazionale, di cui è necessario procedere rapidamente al rinnovo, dovrà definire le concrete modalità attuative dei nuovi servizi e la relativa remunerazione. In estrema sintesi, la nuova normativa prevede il coinvolgimento della farmacia nei seguenti servizi: - Assistenza domiciliare integrata - Offerta di prestazioni, in farmacia e a domicilio, di altri operatori socio-sanitari come infermieri e fisioterapisti - Iniziative per favorire il corretto uso dei farmaci e il monitoraggio delle terapie, particolarmente utile per garantire l’aderenza dei pazienti alle terapie, ottenere così i migliori risultati terapeutici e ridurre gli sprechi - Programmi di educazione sanitaria e prevenzione, anche attraverso screening di massa - test diagnostici di prima istanza - prenotazione di visite specialistiche ed esami diagnostici tramite CUP, con pagamento del ticket e ritiro del referto in farmacia. Il Ssn, grazie all’intervento della farmacia, potrà ridurre i costi di erogazione di servizi oggi spesso garantiti in modo frammentario e con costi non sempre precisamente verificabili. Le prestazioni sanitarie, soprattutto l’erogazione di farmaci, saranno sottoposte a un attento monitoraggio, grazie alla collaborazione della rete informatizzata delle farmacie, favorendo così una serie opera di razionalizzazione della spesa, di cui tanto si è parlato ma che finora si è concretizzata più che altro in tagli alle varie voci di spesa.

Cosa mantiene della tradizione e cosa 'importa' delle nuove modalità di comunicazione digitale?

La comunicazione nei confronti del cittadino è un tema centrale per la farmacia. La farmacia comunica ogni giorno con oltre 4 milioni di persone che entrano nei 18.500 presidi operanti sull’intero territorio nazionale per avere farmaci, servizi, consigli, informazioni. La farmacia è per sua natura una struttura aperta. Il farmacista, che ogni giorno si deve confrontare con persone di età e livello culturale differenti, deve essere in grado di confrontarsi con tutti e di farsi comprendere da tutti. I messaggi devono essere semplici, chiari, immediati. È un po’ quello che la gente cerca su internet: risposte dirette e comprensibili alle domande più disparate. Tuttavia, mentre su internet le risposte sono impersonali, non si sa da chi vengano e soprattutto non sempre si ha la certezza che siano attendibili, le risposte del farmacista provengono da una fonte sicura, di cui il cittadino ha fiducia e con la quale si può dialogare. Non solo, ma una delle caratteristiche dell’attività del farmacista in farmacia è quella la partecipazione umana oltre che professionale ai problemi del cittadino, la capacità di farsi carico delle sue difficoltà, di aiutarlo e di rassicurarlo. La gente che viene in farmacia, a differenza di chi cerca informazioni sul web, infatti, vuole parlare con una persona in carne ed ossa, con un professionista che è a sua disposizione 24 ore su 24. Il dialogo non è mediato, è diretto. Credo che questo, anche nell’epoca di internet, sia un valore aggiunto importante della farmacia. Anche perché le informazioni che si possono reperire su internet non sempre sono attendibili e sono comprensibili per l’utente. In alcuni casi tali notizie possono creare ansie o false aspettative ed è frequentissimo il caso di persone che vengono in farmacia per chiedere conferma di quello che hanno letto su internet (o sul giornale) e per avere informazioni su nuove terapie o su cure miracolistiche. Questo non significa ovviamente che non si debba ricorrere ai nuovi media per diffondere informazioni sanitarie, soprattutto nei confronti dei giovani che sono quelli più ferrati in materia e che ormai comunicano solo via web o via telefonino, con facebook e whatsapp. È un fronte nuovo che si apre per le farmacie, che, peraltro, possono contare su un livello di informatizzazione elevatissimo. Gli attuali strumenti di comunicazione (opuscoli, locandine, colloquio diretto con il farmacista) possono essere ulteriormente potenziati utilizzando internet per raggiungere quelle fasce di popolazione, soprattutto come abbiamo detto i giovani, che non frequentano abitualmente le farmacie. Diffondere messaggi coordinati su tutti i canali possibili rafforzerebbe tantissimo la comunicazione, raggiungendo tutta la popolazione. Anche se siamo nell’era del web 2.0, dei social network, di facebook e di twitter, vorrei segnalare che uno strumento di comunicazione che potrebbe essere sfruttato meglio sono le vetrine delle farmacie. Parliamo di 18.500 spazi che possono ospitare messaggi di prevenzione e di utilità sociale presenti su tutto il territorio nazionale, dalla grande città ai piccoli centri. Quello che voglio dire è che non bisogna pensare solo ai nuovi media, ma utilizzare il meglio possibile anche gli strumenti tradizionali per raggiungere tutte le fasce della popolazione, con un linguaggio e con un messaggio adeguato alle differenti realtà.

Come possiamo definire il legame del farmacista col territorio?

La farmacia è uno dei servizi più apprezzati dai cittadini, grazie a una serie di punti di forza basati soprattutto sul legame della farmacia con il proprio territorio di riferimento. Questi punti di forza sono: 1) la capillarità: in Italia operano oltre 18.500 farmacie. Il numero medio di abitanti per farmacia è analogo: una farmacia serve in media 3.300 abitanti. Si tratta di un dato che si colloca perfettamente nella media dei Paesi europei. Il numero delle farmacie peraltro è destinato in breve tempo ad aumentare a seguito dei concorsi che si stanno bandendo in tutta Italia in attuazione di quanto previsto dal DL Cresci-Italia; 2) La vicinanza al cittadino: la farmacia è di facile accesso, direttamente dalla strada, senza bisogno di prenotare e senza dover fare lunghe file. Il farmacista usa un linguaggio semplice e comprensibile, si mette dalla parte del cittadino per farsi capire. 3) Il rapporto con il SSN: tutte le farmacie sono obbligatoriamente convenzionate con il Ssn, in modo che il cittadino possa ritirare i medicinali di cui ha bisogno in qualsiasi farmacia della propria Regione ovvero, quando entrerà in vigore a pieno regime in tutta Italia la ricetta elettronica, dell’intero territorio nazionale. 4) La professionalità degli operatori: nelle farmacie italiane operano 57.000 farmacisti a disposizione dei cittadini 24 ore su 24, 365 giorni l’anno. 5) L’informatizzazione: tutte le farmacie sono collegate in rete e ciò permette di monitorare i consumi di farmaci e la spesa, ma anche di erogare servizi per via telematica su tutto il territorio, anche nei centri minori. 6) La sicurezza: i programmi di allerta rapido consentono alle farmacie di ritirare dal mercato, nel giro di poche ore, qualsiasi farmaco o prodotto rivelatosi dannoso per la salute. Grazie a questi punti di forza la farmacia è già oggi un punto di riferimento importante per la popolazione, soprattutto per le fasce più deboli della popolazione, anziani e malati cronici. Ma i punti di forza della farmacia possono essere sfruttati ancora meglio per garantire un’assistenza più efficace ai cittadini, puntando sui nuovi servizi e su un ruolo sempre più attivo del farmacista nel monitoraggio delle terapie e nell’assistenza ai malati cronici (pharmaceutical care). Qual è il contributo del farmacista, di concerto

Qual è il contributo del farmacista, di concerto con il medico, nell'azione di prevenzione?

Nell’attuale contesto economico difficile assume particolare importanza la prevenzione, un’attività di cui si parla molto ma sulla quale finora si è puntato pochissimo. Questo perché lo Stato e le Regioni sono sempre alla ricerca di risparmi immediati, mentre investire in prevenzione significa avere un approccio più lungimirante, spendere forse qualche soldo in più oggi, ma ottenere risparmi molto più consistenti a breve-medio termine. I conti sono presto fatti: un giorno di ricovero ospedaliero costa tra gli 800 e i 1.000 euro, un anno di assistenza farmaceutica per ciascun cittadino italiano costa circa 154 euro. Permettere ai pazienti di curarsi a casa, quindi, determina risparmi rilevanti per i conti pubblici. Evitare l’insorgere di patologie croniche di forte impatto sociale che richiedono terapia di lunga durata, come il diabete, l’ipertensione, ecc., ha un impatto determina vantaggi ancora più consistenti. La farmacia può dare un contributo importante su questi fronti. La farmacia, in particolare, può: - partecipare a campagne di educazione sanitaria su corretti comportamenti, stili di vita e alimentazione (già a partire dalle scuole e sfruttando le proprie vetrine), tenendo conto che ogni giorno oltre 4 milioni di persone entrano in farmacia, è evidente quale possa essere l’impatto della comunicazione di messaggi di prevenzione e salute tramite le farmacie - favorire l’effettuazione di screening di massa per valutare i parametri di salute della popolazione e individuare i soggetti a rischio. Cito solo l’esempio della prevenzione del tumore al colon retto che, grazie a un semplice test sulla presenza di sangue occulto nelle feci, può essere individuato e affrontato tempestivamente, evitando danni per la salute, ma anche rilevanti costi per i trattamenti sanitari necessari - collaborare al monitoraggio dei pazienti, anche grazie all’utilizzo di strumenti informatici, per verificare l’andamento delle cure e tenere sotto controllo le patologie croniche. Anche in questo modo si fa prevenzione, in quanto il corretto utilizzo dei farmaci permette di ottenere i migliori risultati terapeutici, evitare gli sprechi, ridurre i costi a carico dei cittadini e del sistema. È evidente come la compliance, cioè il rispetto delle indicazioni terapeutiche dei medici, sia cruciale per garantire un’assistenza adeguata a questi pazienti così numerosi e, allo stesso tempo, per la sostenibilità del sistema, riducendo il numero dei ricoveri ospedalieri, conseguenti a un uso non corretto dei medicinali. Ci sono però alcune criticità che ostacolano un pieno coinvolgimento della farmacia nell’assistenza ai pazienti cronici. Innanzitutto, va considerato che una serie di farmaci e presidi viene distribuita direttamente dalle Asl e non in farmacia e il farmacista, come anche il medico di medicina generale, non viene messo in condizione di assistere al meglio gli assistiti del proprio territorio. Questi ultimi sono costretti a ritirare alcuni medicinali e dispositivi medici nel presidio pubblico e altri in farmacia. Ciò crea disagi e non consente di avere una visione a 360 gradi del paziente, delle sue problematiche e dell’andamento della terapia. Per evitare queste disfunzioni sarebbe necessario un più stretto raccordo tra medico specialista, medico di medicina generale e farmacia, alla quale dovrebbe essere affidata l’erogazione di tutti i medicinali che non richiedono particolari cautele in fase di somministrazione. Inoltre, è essenziale un’adeguata formazione dei farmacisti che devono essere messi in grado di dare risposte alle specifiche esigenze dei malati delle patologie oggetto di campagne di prevenzione.

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