"I mille volti della violenza", convegno a Catanzaro
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"I mille volti della violenza", convegno a Catanzaro

convegno 8 marzo Fondazione Citta SolidaleSi è tenuto ieri, mercoledì 8 marzo, presso l’aula “Fausto Squillace” della Facoltà di Sociologia della Università “Magna Graecia” di Catanzaro, l’incontro “Io l’8 tutti i giorni. I mille volti della violenza. Storie per riconoscere e raccontare la violenza di genere”. Organizzato da Fondazione "Città Solidale", e nello specifico dalla casa di accoglienza il Rosa e l’Azzurro e dal Centro antiviolenza "Aiuto donna", in collaborazione con le associazioni Mondo Rosa e Attivamente Coinvolte e la stessa Università, ha visto la partecipazione non solo di professionisti del settore ma anche di una rappresentanza di studenti del liceo scientifico “Siciliani” di Catanzaro e della facoltà di Sociologia.

Dopo la proiezione di un video sul tema della violenza sulla donna, la d.ssa Bongarzone, psicologa e responsabile della casa di accoglienza il Rosa e l’Azzurro, ha introdotto il dibattito elencando le varie modalità di violenza perpetrabile e come essa sia culturalmente e geograficamente radicata. Esistono però realtà di eccellenza, case rifugio, case di accoglienza, che nonostante le difficoltà economiche in cui versano per carenza di finanziamenti, possono aiutare le donne, e anche i figli, ad uscire dal circolo vizioso della violenza attraverso un percorso che condurrà la persona verso la piena autonomia.

La dott.ssa Isolina Mantelli di Mondo rosa ha sottolineato che l'8 marzo, contemporaneamente in 40 paesi, le donne sono in sciopero, manifestando con una sciarpa rosa al collo, per una serie di iniquità che ancora le vede coinvolte, tra cui soprattutto la violenza da parte di partners o consanguinei. Ha inoltre annunciato che i centri anti-violenza della Calabria hanno costituito un coordinamento che è il volano per incontri e che ha già ottenuto un tavolo tecnico presso l’Assessorato alle Politiche Sociali dove sono sono state scritte le linee guida dei centri anti-violenza. La parola è poi passata all’avvocato Stefania Figliuzzi, Presidente dell’associazione Attivamente Coinvolte, che collabora da anni con Città Solidale, la quale ha parlato della rete "Non una di meno” che è riuscita a farsi ascoltare a Roma attraverso la costituzione di tavoli tematici e ha ricordato che l’Italia è stata sansionata dalla Corte di Strasburgo, per non aver riconosciuto un caso di violenza su una donna, a pagare una sanzione di 30.000 euro, cifra irrisoria ma segno di una volontà di cambiamento.

È stata poi la volta del dott. Luigi Maria Loguzzo, dottorando alla UMG e autore di varie pubblicazioni sul tema, che ha, dal punto di vista giuridico, ha fatto un excursus storico citando la Rivoluzione Francese e Rousseau, una sentenza che nel 1883 non permise ad una donna di essere il primo avvocato del foro, fino ad arrivare al 1995, anno in cui la Conferenza Internazionale dell’Onu ha sancito per la prima volta la pari dignità della donna. È stata poi la volta dell’intervento di Mariapia Volpintesta, giornalista e scrittrice di un saggio sulla violenza sulle donne. Attraverso il metodo giornalistico, per tre anni, ha raccolto più di 100 storie di violenza, facendo emergere anche il vissuto degli orfani di femminicidio. Ha citato Roberta Lanzino, Barbara Bellerofonte e Adele Bruno, donne uccise per mano di uomini “innamorati”, concentrandosi soprattutto sull’incidenza che possono avere i nuovi media e sull’influenza in Calabria della cultura ndranghetista, che vede la donna come trofeo e subordinata al sesso cosiddetto forte.

L’intervento della mediatrice culturale, di nazionalità nigeriana, Jennifer Orbune, ha coinvolto i partecipanti emotivamente. Ha raccontato la sua storia: una ragazza nigeriana di 16 anni, arrivata in Italia con il sogno di diventare medico e accolta da una zia che l’ha costretta al mondo della prostituzione, minacciandola in caso di opposizione di rivalersi sui familiari in Nigeria. Dopo un periodo di sofferenza decide di scappare per vivere quel senso di libertà nonostante le condizioni indigenti in cui si è trovata improvvisamente. Dall’incontro con delle persone italiane è partita la sua rinascita. Quella ragazza è oggi una mediatrice culturale, donna, sposa e mamma che da 14 anni vive in Italia. Da qui lo spunto per parlare della schiavitù delle straniere e di come in Italia ci sia la possibilità, attraverso l’art. 18 del Testo Unico dell’Immigrazione, di entrare in programmi per la protezione delle persone vittime di tratta. La d.ssa Monica Riccio, psicologa del Centro Aiuto-donna gestito da Città Solidale, ha infine descritto la realtà e le funzionalità di questi centri e ha concluso sottolineando l’esigenza di una educazione all’affettività, affinchè un abbraccio o una carezza non siano uno schiaffo o un atteggiamento peculiarmente sessuale.

Il saluto del Prefetto, sua Eccellenza d.ssa Latella, ha sottolineato una collaborazione ormai consolidata con la Fondazione nello specifico ma anche con tutte le realtà del territorio che si occupano di violenza di genere. È di recente stesura, infatti, un protocollo tra la Prefettura e Città Solidale per la creazione di un percorso rosa all’interno dei triage ospedalieri che tuteli la donna e la metta in condizione di denunciare.
Ha concluso la mattinata Padre Piero Puglisi, Presidente di Fondazione Città Solidale, il quale ha ringraziato l’uditorio così attento e partecipe ma anche tutti i relatori e i suoi collaboratori con cui in prima linea, ogni giorno, si batte per tutelare i diritti di tanti esseri umani. Nel rivolgere un augurio a tutte le donne presenti, p. Puglisi le ha anche invitate a non occupare molto tempo a dimostrare ciò che valgono ma a mostrare ciò che sono.

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