"Donne e Mafie", un tema attualissimo affrontato dalla Confacit di Soverato
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"Donne e Mafie", un tema attualissimo affrontato dalla Confacit di Soverato

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donneemafieSOVERATO – "Donne e mafie", è stato il tema dell'incontro svoltosi ieri pomeriggio, presso il Lido "Il Gabbiano" di Soverato, ed organizzato dalla locale sezione della Confacit (Confederazione di Formazione e Famiglia, Assistenza e Ambiente, Cooperazione e Cultura, Innovazione, Istruzione, Immigrazione, Turismo), presieduta dalla Dott.ssa Maria Pia Faga. Dopo i saluti iniziali del Dott.Luigi Bulotta, Presidente Provinciale Confacit, che ha illustrato quelle che sono le varie attività svolte dalla Confederazione, Maria Luisa Iezzi, che ha moderato la serata, ha introdotto i vari interventi degli ospiti, che hanno affrontato la tematica sotto i vari aspetti. Nella relazione del Dott.Emilio Ledonne, già Procuratore generale della Repubblica di Bologna, è stato descritto il comportamento delle donne di mafia, che spesso, ferite per il torto subito, incitano alla vendetta i propri parenti. Ledonne ha dipinto quello che è il profilo della donna di mafia, che quando ha il marito in carcere resta chiusa e ha pochi contatti con l'esterno. La donna del boss è quella che intesse i contatti con gli altri clan, al fine di organizzare il cosiddetto "matrimonio confinato", ovvero la "sistemazione" di due figli per cementare le alleanze e fortificare i gruppi malavitosi. Sono stati ricordati anche i risultati di diverse ultime operazioni contro le mafie, in cui fra gli arrestati si cominciano a trovare diversi nomi di donne, segno che anche ai vertici delle 'ndrine, ormai è usuale trovare esponenti del "gentil sesso", e segno che il ruolo della donna nella società mafiosa è diventato sempre più centrale negli ultimi anni. La parola è poi passata a Don Pino De Masi, Vicario generale della Diocesi di Oppido Mamertina e referente regionale di "Libera", che ha illustrato la sua esperienza diretta nei paesi mafiosi. La sua descrizione è passata anche attraverso il racconto di fatti, realmente accaduti, nelle parrocchie in cui ha operato. E quindi si è parlato della donna mafiosa che porta i nipoti a vedere le foto dei parenti morti nella faida, dicendo loro che essi sono caduti per loro. Don Pino ha descritto come è mutato il ruolo delle donne negli anni, portandole anche ad avere spesso il ruolo di capo mafia. Le donne ormai vanno in giro a chiedere il pizzo, sono donne ribelli, oltre che madri e mogli. Hanno un cuore e un'anima, anche se spesso appaiono come donne brutali. Don Pino ha però affermato che negli ultimi tempi, le donne di mafia hanno capito che bisogna cambiare vita, e non vogliono che i propri figli facciano le stesse loro scelte, poiché alla fine, in questo modo, si diventa le vere vittime della mafia. Don Pino ha ricordato una lunga lista di donne che hanno lottato contro la mafia, e che di essa, purtroppo, sono rimaste vittime. Una serie di donne che sono riuscite a smascherare gli schemi delle mafie. Le donne di mafia stanno ritrovando il proprio coraggio, che le sta portando ad avere un ruolo importante nella società, e che potrà aiutare a sconfiggere questo fenomeno. Nell'intervento dell'Onorevole Angela Napoli, attuale consulente della Commissione Antimafia, sono state ripercorse le esperienze personali vissute nello svolgimento del suo compito istituzionale nella Commissione. La Napoli ha voluto rievocare la registrazione di una puntata di una trasmissione televisiva a Platì, in cui chiedeva alle donne del paese se sapevano da dove provenisse la loro ricchezza, il lusso e l'agio in cui vivevano, e che con il loro silenzio rovinavano le proprie famiglie. La trasmissione andò in onda dopo una settimana, e nel frattempo ci fu un assemblea nel paese in cui alla Napoli venne portata una fortissima aggressione verbale, causata dall'oltraggio che aveva fatto alle donne con il suo intervento, segnale forte di autodifesa per i clan. La Napoli ha evidenziato come la mafia si è ormai evoluta, con la donna che è parte integrante dell'organizzazione. Anche in una delle ultime operazione antimafia a Rizziconi, ci sono stati diversi arresti di esponenti femminili delle cosche. L'onorevole ha parlato e ricordato anche la figura di Lea Garofalo. Subito dopo ha preso la parola il Dott. Antonio Rizzo, Generale Ausiliario dei Carabinieri e Direttore Generale del S.U.A. della Regione Calabria, che dopo aver ricordato l'anniversario della nascita del corpo a cui appartiene, ha voluto intraprendere un racconto riguardante alcuni passaggi della vita di uno dei maggiori esponenti delle mafie, Raffaele Cutolo, strettamente legati alla figura delle donne. Quando era rinchiuso nell'ospedale psichiatrico, il boss della camorra, venne aiutato a fuggire, proprio dalla sorella Rosetta Cutolo. Riuscì ad evadere, ma poi fu nuovamente arrestato nel 1979, e da lì rimase sempre in carcere. Da quel momento in poi fu Rosetta Cutolo a tenere in mano le "redini" del clan camorristico, chiusa nel suo castello, dove riceveva i proventi delle attività illegali dai suoi affiliati. Anche la Cutolo venne poi colpita da provvedimento restrittivo, fu latitante, ma poi si costituì. Condannata a nove anni di carcere, ne fece sei effettivi. Tutto questo per dire quanto già da tempo anche la donna ha avuto ruoli determinanti ai vertici delle cosche mafiose. Rizzo ha delineato le varie categorie di donne mafiose, quelle che vivono nel lusso e allo stesso tempo nella brutalità, le donne che vogliono combattere la mafia, e quelle che saranno per sempre vittime delle mafie. La chiusura dell'incontro è stata affidata a Maria Pia Faga, Presidente Confacit Sezione Soverato, che ha raccontato come è nata l'idea di questo convegno. Anche il Sindaco di Soverato Ernesto Alecci ha portato il suo saluto, a chiusura dei lavori.

Corrado Corradini

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