L’Ande ricorda Nina Tallarico Teti
Menu

L’Ande ricorda Nina Tallarico Teti

AndeNuova tappa di successo per il progetto ”La memoria e l’identita’della donna. Energie dell’oggi e del domani” promosso dalla sezione di Catanzaro dell’Ande (Associazione Nazionale Donne Elettrici) guidata da Marisa Fagà. Ad essere ricordata, questa volta, è stata Nina Tallarico Teti. L’apertura dell’incontro, moderata da Venturino Lazzaro, presidente del Circolo Placanica, è stata affidata al presidente dell’Ordine dei Medici di Catanzaro, Vincenzo Ciconte.
Tanti gli interventi susseguitesi nella sala della cultura “Vincenzo Calderazzo” della Provincia: Antonella Accoti, presidente dell’associazione Donne Medico di Catanzaro, che ha sottolineato il ruolo importante rivestito dal gruppo associativo da lei rappresentato in un’epoca in cui c’erano ancora tanti pregiudizi verso le donne medico; Paola Gualtieri, presidente del Circolo di Catanzaro 1871, che ha ricordato come Nina Tallarico Teti frequentasse lo storico salotto culturale della città dal 1947; lo storico Vanni Clodomiro che ha descritto il quadro storico del periodo della Resistenza nel quale si è affacciata la dottoressa; Serenella Caristo, vice presidente dell’associazione Donne Medico, che ha raccontato lo speciale legame con Teti e il suo forte impegno verso l’associazionismo; Giuditta Mattace, vice sindaco di Pentone, che ha evidenziato come questo genere di donne debbano essere un esempio per le nuove generazioni.
Un significativo personaggio del secolo scorso, la dott.ssa Teti: tra le prime donne a conseguire la laurea in medicina, che sosteneva “occuparsi di un paziente, significa curare sia il corpo che la mente”, coraggiosa partigiana, fondatrice dell’Associazione Donne Medico e del Soroptmist nella città di Catanzaro.
In sala presenti anche i figli Franco e Roberto.
Emozionanti le conclusioni affidate alla figlia, Maria Adele: l’insegnamento che possiamo trarre dall’esistenza di mia madre è la capacità di affrontare le sfide che le si sono presentate nel corso della vita; dallo studio, frequentando medicina dove le donne, alla fine degli anni ’30, erano 12 a fronte di 300 ragazzi, alla difficile scelta di seguire i fratelli entrati in clandestinità a Torino, dove si trovava per completare gli studi e, infine, la prova più grande, assumendosi il compito di ricomporre una famiglia disgregata.

Torna in alto

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per inviarti servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie leggi l'informativa estesa sui cookie. All'interno del sito c'è sempre un link all'informativa estesa. Cliccando sull'apposito tasto oppure su un qualsiasi elemento della pagina sottostante acconsenti all'uso dei cookie. Questo avviso ti verrà riproposto tra 12 mesi. Informativa estesa