"Tropeafestival Leggere&Scrivere", lectio magistralis di Umberto Galimberti
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"Tropeafestival Leggere&Scrivere", lectio magistralis di Umberto Galimberti

Umberto GalimbertiIl "Tropea festival Leggere&Scrivere" si è arricchito ieri di un’altra illustre presenza. Nella sala B di Palazzo Gagliardi e nella sala attigua in videoconferenza, stante la grande partecipazione, Umberto Galimberti ha tenuto una lectio magistralis dal titolo “L’uomo nell’età della tecnica”. Ad introdurlo dinnanzi ai tanti studenti, professori, giornalisti, intellettuali e appassionati intervenuti è stata la professoressa Caterina Villì, che gli ha posto un’interessante domanda sulla fine dell’anima nell’età della tecnica. In maniera chiara e coinvolgente il filosofo è partito nella sua esposizione dall’antica Grecia, dalla tragedia di Eschilo Προμηθεύς δεσμώτης (Il Prometeo incatenato), da Platone per passare attraverso il cristianesimo e il libro della Genesi, attraverso il Seicento e l’avvio della nuova scienza con Bacone, ed addivenire alla scienza moderna che procede per ipotesi verificabili ossia con metodo scientifico. Il filosofo non ha mancato di fare riferimenti a Kant e ai teoremi di Hegel, a Marx e alla caduta del muro di Berlino nonché ai gerarchi nazisti e allo sgancio della bomba atomica a Hiroscima.Centrale il tema dello spostamento del luogo della decisione nell’epoca attuale dalla politica all’economia e l’assenza di democrazia nel senso più vero di creare per tutte le persone le stesse opportunità. Galimberti ha focalizzato l’assoluta preponderanza della tecnica oggi e il drammatico fenomeno odierno di aver collocato al primo posto il denaro e il concetto di utile soppiantando quello di bello. Le ultime citazioni hanno riguardato Heidegger e il pensiero convergente che ci omologa impedendoci di essere creativi. Un accenno alla scuola in cui proprio il bambino creativo sembra andare male per il suo non adeguarsi in maniera acritica. Un momento di grande umanità è stato rappresentato dal ricordo della moglie scomparsa nel 2008, biologa citata nella lectio per il suo lavoro di costante ricerca. Molti i consensi al pensatore e qualche intervento in contrapposizione per evidenziare che una simile lettura sembra obnubilare ogni forma di speranza per il genere umano. Forse proprio le critiche sono segno, se ben argomentate, che il pensiero divergente, sebbene raro, c’è e si fa sentire.

Daniela Rabia

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