Stalettì, per l'Immacolata si rispolvera l'antico canto della "Cuncetta"
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Stalettì, per l'Immacolata si rispolvera l'antico canto della "Cuncetta"

immacolata stalettì 2017STALETTI’ - Ancora tradizioni antiche rispolverate dal parroco del sorriso don Roberto Corapi. Tradizioni indelebili nella mente degli anziani e portate alla conoscenza delle nuove generazioni. Un lavoro di ricerca e di valorizzazione che prosegue nella comunità di Stalettì, grazie al parroco. Don Roberto, ormai conosciuto in tutto il comprensorio per la sua pastorale “in uscita”, come vuole Papa Francesco, anche quest’anno è riuscito, con i suoi giovani, a far rivivere la festa dei rioni, la festa delle famiglie che si ritrovavano, durante la vigilia dell’Immacolata Concezione, attorno alla figura di Maria con il canto della “Cuncetta”, inno a Lei dedicato. I poveri venivano accolti nelle famiglie che stavano economicamente bene, condividendo con loro zeppole, “murinedhi” e tanta allegria. Questa era la vigilia dell’Immacolata a Stalettì, una serata diversa, di condivisione e di comunione. Da qui l’idea del giovane parroco don Roberto, messa in atto e condivisa da tutto il popolo, con il coinvolgimento delle famiglie, che nei rioni offrono le tavole imbandite di zeppole calde accompagnate dal vino bianco. Don Roberto, partendo dalla chiesa, ha intonato l’inno alla Madonna, e col suono delle zampogne si è recato nei rioni per il momento di condivisione. Quest’anno il tutto è stato arricchito dalla presenza dei “Templari cattolici d’Italia”. «Tutta questa – ha detto don Roberto - è grazia del cielo, grazia di Dio, perché oggi più che mai è difficile stare insieme. Stasera, vogliamo vivere questa vigilia, nella preghiera e nella condivisione, per dimostrare che insieme è bello stare, insieme è bello pregare. Questa è una tradizione che ho voluto riprendere per risvegliare la nostra fede, rievocare quei tempi antichi, dove l’uomo si accontentava per un niente, mentre oggi vuole sempre di più, ciò provocando in lui un vuoto di insoddisfazione e di ansia, perché crede di avere tutto, ma in realtà non ha nulla. E non ci si accorge che solo Dio basta».


Carmela Commodaro

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