Strutture sanitarie e socio sanitarie in crisi dalle grave inadempienze delle Istituzioni
Menu

Strutture sanitarie e socio sanitarie in crisi dalle grave inadempienze delle Istituzioni

strutture sanitarie conferenza stampaLe numerose strutture sanitarie e socio sanitarie (del tipo RSA, Case Protette e Presidi di riabilitazione extra ospedaliera) assistono quasi 7 mila pazienti e offrono lavoro sicuro a circa 5 mila unità lavorative tra personale medico e non. Oggi, purtroppo, il settore è messo in crisi dalle grave inadempienze delle Istituzioni. Le Associazioni di categoria hanno inviato a tutte le Istituzioni nazionali e regionali, a tutti i Consiglieri regionali e a tutti i Parlamentari eletti in Calabria una nota per metterli a conoscenza della criticità della situazione in cui versa il settore, dopo anni di inadempienze ed inutili promesse delle Istituzioni. Questa mattina le Associazioni hanno inteso comunicare alla cittadinanza, attraverso una conferenza stampa, la drammaticità del momento. Presenti alla conferenza i presidenti Regionali, Ferdinando Scorza (UNEBA), Pietro Siclari (ARIS), Michele Garo (ANASTE) e Massimo Poggi (AGIDAE), che hanno rappresentato la situazione come segue. Nell’indifferenza delle Istituzioni - camuffata dall’inefficienza della macchina burocratica - si rischia il collasso tutta la rete dell’assistenza territoriale. Vi sono numerosi problemi che si trascinano da anni e che non trovano soluzione perché in Calabria si disattendono leggi e sentenze! QUOTA SOCIALE DELLE RETTE DI RSA, CASE PROTETTE E CENTRI DI RIABILITAZIONE – CICLO DIURNO Innanzitutto, per quanto riguarda il comparto socio-sanitario, grava sulle strutture l’annosa questione della quota sociale: LA MANCATA COPERTURA DI UNA PARTE DEI COSTI DELLE RETTE CHE GRAVANO DIRETTAMENTE SULLE CASSE REGIONALI. Dal 2010 la Regione Calabria paga solamente una parte delle prestazioni acquistate, non avendo destinato al settore, ogni anno, la giusta copertura finanziaria. Gli erogatori si son visti costretti a rivolgersi ai Tribunali per ottenere quanto dovuto. I Tribunali (e la Corte d’Appello di Catanzaro) hanno sempre riconosciuto l’obbligo della Regione Calabria di provvedere direttamente al pagamento della quota sociale delle rette ai sensi di specifiche leggi regionali (in primis LR n. 22/2007, artt. 17 e 18). Circa un anno fa, però, la Corte di Cassazione è intervenuta sulla costante giurisprudenza oramai formatasi negli anni, stabilendo che la quota sociale delle rette deve essere pagata dalle Aziende Sanitarie e non dalla Regione che, attenzione!, deve comunque trovare la copertura finanziaria per le Aziende Sanitarie. Queste Associazioni, subito dopo l’importante decisione della Suprema Corte, hanno chiesto alla Regione come intendesse risolvere il “falso problema”, trattandosi comunque di spesa che, direttamente o indirettamente continuava a gravare su di essa. La Regione non ha inteso affrontare in maniera risolutiva il problema e, anzi, ha dato incarico ai propri avvocati di recuperare le somme sino ad allora pagate agli erogatori! Gli erogatori hanno più volte richiamato la Regione al rispetto delle sentenze della Corte di Cassazione: hanno iniziato a chiedere il pagamento della quota sociale alle Aziende Sanitarie, emettendo nei loro confronti le relative fatture. Le Aziende Sanitarie, però, RIFIUTANO le fatture, disattendendo le decisioni della Corte di Cassazione! Nessuno vuole pagare la quota sociale delle rette, nessuno vuole rispettare le sentenze della Corte di Cassazione, tranne che per richiedere la restituzione delle somme già pagate! Le strutture, che già versano in grosse difficoltà economiche, non possono sostenere la restituzione delle somme che hanno incassato perché quei soldi sono serviti per pagare gli stipendi in ritardo, i contributi arretrati, gli interessi legali, i costi relativi ai servizi, ecc... E, in ogni caso, sono gli stessi soldi che la Regione Calabria dovrebbe dare alle Aziende Sanitarie affinchè queste possano provvedere ai pagamenti dovuti alle strutture! Un groviglio di norme e decisioni che ha finito con il danneggiare sempre più gli erogatori, ma che alla fine danneggerà la stessa Regione Calabria: di tutti questi danni, dovrà rispondere qualcuno! In tale situazione occorre, infine, evidenziare che gli erogatori calabresi NON RICEVONO IL PAGAMENTO DELLA QUOTA SOCIALE DELLE RETTE DA OLTRE 1 ANNO! Ad aggravare la situazione, si aggiunge la PRECARIETA’ DELLE NORMATIVE DI SETTORE: nel giro di pochi mesi, sono stati modificati - più volte - requisiti e tariffe. E su questo dobbiamo segnalare l'ennesimo fallimento del Commissariamento della sanità regionale, che in oltre 7 anni non solo non è stato in grado di risolvere le problematiche che lo hanno determinato, ma probabilmente le ha accentuate. Assistiamo al rincorrersi di decreti immediatamente esecutivi, dove il secondo annullava il primo, il terzo annullava il secondo ecc... Le strutture non hanno il tempo di adeguarsi alla normativa precedente che già sono costrette a modificare i propri requisiti per poter essere a norma. Come Organizzazioni abbiamo dato prova - in tante occasioni- di privilegiare la costruttiva partecipazione, il dialogo e la disponibilità a dare un contributo tecnico, basato sugli anni di esperienza e visione in prima linea delle problematiche del settore. Ma ci troviamo, ad oggi, a vedere tutto il lavoro svolto e gli sforzi profusi per ricercare soluzioni condivise e sostenibili vanificati da un susseguirsi confuso di provvedimenti e da poco chiare dinamiche all’interno dell’amministrazione, tali da NON RIUSCIRE PIU’ A COMPRENDERE CHI SONO I NOSTRI INTERLOCUTORI. Il disconoscimento dell’attività del Dipartimento e degli impegni assunti da parte del Commissario mettono tutti in allarme: se non possiamo far affidamento sugli esiti degli incontri istituzionali, anche gli impegni sulle integrazioni dei budget per le prestazioni richieste ed erogate per conto delle Asp, il 10 gennaio 2017, non hanno alcun valore. Le strutture territoriali, sia per il 2016 che per il 2017, hanno ricevuto la copertura finanziaria solo per le prestazioni erogate fino a metà novembre. I budget assegnati non coprono i fabbisogni di salute della Regione perché le Aziende Sanitarie richiedono alle strutture servizi oltre il tetto di spesa assegnato. Nonostante il riconoscimento del “l’appropriatezza e l’inderogabilità dei ricoveri già autorizzati” e della necessità di integrazioni “per acquisire le prestazioni fino alla fine dell’anno solare”, le prestazioni erogate dalle strutture –su richiesta delle Asp - oltre il limite di spesa per il 2016 non sono state ancora remunerate. Cosa possono fare gli Erogatori per tutelare le proprie strutture? E’ compito degli Erogatori tutelare i livelli minimi di assistenza dovuti ai cittadini calabresi? Da informazioni assunte direttamente preso il Dipartimento Tutela della Salute, si è appreso che a beve verrà modificato il fabbisogno di alcune tipologie di strutture (per esempio del tipo R1 RSA/M). Ciò anche se il fabbisogno era stato individuato circa un anno fa e molti erogatori hanno già provveduto alle riconversioni imposte. Tutte le Strutture del settore sono molto preoccupate perché ci si trova di fronte ad atteggiamenti incomprensibili ed in netto contrasto con gli indirizzi del Governo centrale che, in tutti i tavoli ministeriali e di verifica dello stato del Commissariamento, sono chiaramente rivolti a potenziare l’assistenza territoriale, sempre richiamando la Calabria per le insufficienze di posti letto e di una adeguata rete di assistenza domiciliare. Si ricorda che le Strutture di cui parliamo (Case Protette, RSA, centri di riabilitazione etc..) offrono assistenza a soggetti anziani e disabili su tutto il territorio regionale, anche nelle zone dell’entroterra, e rappresentano una risposta ai bisogni della popolazione calabrese cui la rete ospedaliera non può far fronte.

Torna in alto

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per inviarti servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie leggi l'informativa estesa sui cookie. All'interno del sito c'è sempre un link all'informativa estesa. Cliccando sull'apposito tasto oppure su un qualsiasi elemento della pagina sottostante acconsenti all'uso dei cookie. Questo avviso ti verrà riproposto tra 12 mesi. Informativa estesa