Soverato festeggia don Bosco
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Soverato festeggia don Bosco

don boscoNella Torino dell’Ottocento un prete contadino, maestro, educatore di strada, dedicava la sua vita ai ragazzi più poveri e difficili: Giovanni Bosco, poi divenuto Santo, ma per tutti, ancora oggi, semplicemente don Bosco. 

È stato uno dei religiosi più amati, in un’epoca, l’Ottocento della prima e seconda rivoluzione industriale e del Risorgimento, in cui la Chiesa cattolica era fortemente contrastata. Ma don Bosco faceva religione nel sociale, con un coraggio così carismatico e amabile da fare proseliti senza mai scadere nel reazionario, al contrario con spirito leale e spirituale.

Costruì una rete di istituti in cui ai giovani, sottratti alla strada e ad abusi di ogni tipo, insegnava a leggere, a scrivere e a padroneggiare un mestiere. Non un cattolicesimo ripiegato esclusivamente sull’attivismo sociale però: sempre e prima di tutto, don Bosco educava i ragazzi a vivere nella fede e nella preghiera.

Fondò una congregazione religiosa che è ancora oggi aria fresca nel mondo dell’apostolato cattolico. Una congregazione, quella salesiana, che parla di Dio ad una realtà giovanile contemporanea spesso indifferente alla fede. Una congregazione cui urge sovvenire alle nuove esigenze delle tante povertà - materiali e morali - della nostra società.

Con questi obiettivi, 110 anni fa, si insediava nella comunità soveratese la Famiglia Salesiana ponendo la prima pietra dell’Istituto salesiano di Soverato; era l’11 maggio 1908.

Oggi, 31 gennaio 2018, nella ricorrenza della festa di San Giovanni Bosco, compatrono della città, festeggiamenti particolarmente sentiti dunque nell’occasione del centodecimo anniversario della presenza salesiana nel territorio!

Due i momenti clou della giornata: la celebrazione mattutina della Santa Messa presieduta dal Direttore dell'Opera Salesiana di Soverato, Don Matteo Di Fiore, in una chiesa gremita di alunni di tutte le scuole della città, di parrocchiani ed ex-allievi delle due scuole salesiane cittadine; a seguire, la tradizionale distribuzione di panini nei cortili dell’Oratorio giovanile e dell’Istituto salesiano, e i giochi destinati a tutti gli studenti della città; infine, in serata, la solenne celebrazione eucaristica presieduta da S.E. Monsignor Vincenzo Bertolone, Arcivescovo di Catanzaro-Squillace, e, a conclusione, i festeggiamenti in oratorio con taglio della torta, panini e fuochi d’artificio.

Due incontri eucaristici molto emozionanti, animati da canti, musica ed entusiasmo sentiti e spontanei. La forza del carisma salesiano risiede forse proprio nella personalità immortale di questo santo educatore che avvicinava i ragazzi, anche i più ribelli, con l'amore e la fraterna comprensione: "quello che importa è che i giovani non siano solo amati, ma che essi conoscano di essere amati", si legge in uno dei suoi tanti scritti pedagogici.

Da vero educatore, don Bosco partecipava alla vita dei giovani, alle loro conversazioni, alle loro attività sportive e culturali, si interessava ai loro problemi, correggeva i loro errori e comportamenti, anche deplorevoli, con amorevole fermezza. Nella sua “presenza pedagogica” non era considerato un “superiore”, ma un padre, fratello e amico.

Ed è al grido internazionale di “padre, maestro e amico” che ancora oggi tanti giovani del mondo si rivolgono a lui in un corale inno di allegria e amicizia.

Da vecchio don Bosco confidò: «Ho promesso a Dio che fin l’ultimo mio respiro sarebbe stato per i miei giovani». Promessa mantenuta anche dopo la morte.

Francesca Labonia

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