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‘Ndrangheta e sfruttamento della ludopatia, intervento dell’on. Arturo Bova

bova«Ho letto con particolare interesse i dati diffusi dalla relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia che purtroppo confermano l'allarme lanciato ormai e da tempo da più parti e concernente il mondo del gioco d'azzardo». È quanto scrive Arturo Bova, presidente della Commissione contro la ‘ndrangheta in Calabria e promotore del Testo Unico regionale contro la criminalità organizzata. «La relazione della DIA – prsegue – certifica il fatto che tra i principali mercati che partecipano al fatturato record della ‘ndrangheta, la più pericolosa e potente organizzazione criminale al mondo, ci siano i giochi, le scommesse e le slot machine. Il dato non mi stupisce, da anni ormai Avviso Pubblico e altre associazioni sottolineano come il comparto gambling sia una priorità per le nuove leve criminali. E sono tante le operazioni giudiziarie che hanno certificato questa drammatica tendenza».

«Ecco perché nella stesura del testo della legge regionale calabrese contro la ‘ndrangheta – continua Bova -, abbiamo dato una notevole attenzione al delicato problema della ludopatia e del gioco d'azzardo patologico. Più volte sono intervenuto per sottolineare i contenuti tecnici delle disposizioni normative che abbiamo inteso inserire. Più volte ho evidenziato come non si tratta di fare attenzione a ciò che avviene in superficie, ma si tratta di aggredire il sommerso, le attività collaterali e interconnesse al gioco d’azzardo».

«Così come gli stupefacenti – sottolinea il presidente -, anche il gioco d’azzardo (quando diventa patologico) si basa sulla debolezza, sulla dipendenza fisica e psichica che esso riesce a provocare nel giocatore. Non sono rari, anzi tutt’altro, i casi di padri e madri di famiglia ridotti sul lastrico per la dipendenza dal gioco d’azzardo. Non sono rari, anzi tutt’altro, i casi di figli che ricorrono alla violenza sui propri genitori pur di poter continuare a giocare, nella speranza, vana, di vincere».

«A questa che finora era solamente una ferma convinzione dettata dall’esperienza e dalla casistica riportata attraverso i media – continua -, ora si aggiungono le sostanziali conferme scientifiche che vengono dall’università “Magna Graecia” di Catanzaro. Lo studio coordinato dall’ex rettore prof. Aldo Quattrone ci mette davanti alla realtà: chi è vittima del gioco d’azzardo patologico perde, oltre a ingenti quantità di denaro, la capacità di controllo delle proprie azioni e la fiducia dei propri cari, con la percezione di essere entrato in un tunnel senza via di scampo. L’identikit psicologico e psicofisico tracciato è sicuramente uno strumento importante anche per le istituzioni che hanno compiti tutt’altro che medici e sanitari. Informazioni come queste infatti, costituiscono una solida base sulla quale orientare le politiche sociali e il welfare, con la consapevolezza che la lotta alla criminalità organizzata si costruisce anche e soprattutto attraverso l’aggressione alle fonti di finanziamento della criminalità, attraverso la creazione e la diffusione di una cultura della legalità e attraverso la protezione di chi vive in condizioni economiche, sociali, psichiche e fisiche difficili».

«Mi auguro – conclude il presidente Bova – che proprio questo studio, incrociato con i dati della DIA e con il contributo che siamo riusciti a dare con il Testo Unico contro la ’ndrangheta, permetta al prossimo governo nazionale di mettere in campo misure di sostegno a chi è un giocatore d’azzardo patologico, alle famiglie che vivono questo dramma e di approntare idonee ed efficaci misure di contrasto allo sfruttamento delle debolezze dei giocatori patologici».

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