Chiaravalle: elezioni amministrative contestate. Ricorso rigettato e condanna di Maida.
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Chiaravalle: elezioni amministrative contestate. Ricorso rigettato e condanna di Maida.

CHIARAVALLE CENTRALE - Ricorso inammissibile e condanna del capogruppo di minoranza Giuseppe Maida, di "Unione Democratica", al pagamento delle spese processuali per 1.500 euro. I giudici del Tribunale amministrativo regionale di Catanzaro (presidente Massimo Luciano Calveri, estensore Anna Maria Verlegia, Antonio Andolfi referendario), ha quindi respinto le istanze contenute nel ricorso presentato dal rappresentante del Partito democratico.Il sindaco Gregorio Tino a capo della coalizione di centrodestra, espressione del Popolo delle libertà, incassa così nel giro di tre mesi la seconda vittoria consecutiva sul rivale storico, Giuseppe Maida, che nella sede municipale, prima come sindaco e poi come vicesindaco, aveva comandato dal 1993 sino alle elezioni del maggio scorso.Il cambio di rotta in Municipio è avvenuto per soli quattro voti: 1.335 alla componente di Gregorio Tino con "Chiaravalle – Futura" , 1.331 per Giuseppe Maida con "Unione Democratica". Poi, a seguire, Lorenzo Rauti ("Viva Chiaravalle") con 667 preferenze e Attilio Magisano ("Anno Zero") con 647. Questo è alla fine il quadro che rimarrà stabile per questa legislatura. L'orientamento dei giudici è chiaro, in quanto sono entrati nel merito delle doglianze rappresentante dal consigliere comunale Giuseppe Maida, per il tramite del suo legale di fiducia avvocato Valerio Donato. L'amministrazione aveva affidato il patrocinio legale della "querelle" politico-giudiziaria agli avvocati Giuseppe Pitaro, di Catanzaro, e Achille Morcavallo. Il ricorso pendente aveva condizionato notevolmente il rendimento dell'azione amministrativa dei nuovi eletti e dei rapporti tra i vari rappresentanti politici locali. Sempre in attesa delle decisioni dei giudici del Tar. Giuseppe Pitaro ai giudici in fase processuale aveva eccepito l'inammissibilità del ricorso nella parte relativa alla richiesta di rivalutazione delle schede dichiarate nulle e non assegnate per difetto di un principio di prova, anche perché mancavano agli atti del seggio elettorale di contrada "Pirivoglia" le dichiarazioni sostitutive di atti di notorietà rilasciate dai rappresentanti di lista. Chiarito pure il presunto mistero sui voti del "seggio volante", che viene istituito in presenza di case di riposo nel comune dove si vota. In questa direzione il Tar ha chiarito nella sentenza una serie di circostanze, che avevano coinvolto la struttura della "Domus Aurea" di via Filangeri.  «La richiesta prodotta all'ufficio elettorale del Comune - si legge nel dispositivo - non risponde ai requisiti di legge in quanto occorre la dichiarazione dell'elettore concernente la volontà di esprimere il voto nel luogo di cura». Quindi la "Domus Aurea" avrebbe dovuto rendere l'elenco con l'attestazione del direttore sanitario della casa di cura o del segretario della struttura. Mancando la dichiarazione dei degenti della struttura il presidente del seggio numero 1 che doveva procedere alle operazioni di voto non poteva autorizzare la procedure previste per le case di cura private. A commentare per primo con soddisfazione la sentenza pronunciata dal Tribunale amministrativo regionale è stato l'avvocato Giuseppe Pitaro cha ha parlato di rispetto delle regole e delle leggi elettorali e che, per come emerge dagli atti processuali, l'opposizione al ricorso di Giuseppe Maida era legittima e fondata. Il sindaco Gregorio Tino, ha preferito parlare di sentenza che mette in chiaro tutte le procedure di naturalezza nelle espressioni dei giudici amministrativi. L'incognita, a questo punto, potrebbe essere rappresentata da un eventuale ricorso al Consiglio di Stato. Possibilità ritenuta remota negli ambienti politici del centrosinistra e dai componenti che occupano i banchi della sezione del Partito democratico.

Vincenzo Iozzo

(fonte: Gazzetta del Sud)

 

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