Bioetica in dialogo con i giovani di Giovanni Russo.Recensione di Peppino Scalzo
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Bioetica in dialogo con i giovani di Giovanni Russo.Recensione di Peppino Scalzo

Copertina Bioetica di Don RussoRiceviamo e Pubblichiamo. Coerente e vibrante, il percorso di lettura del libro “Bioetica in dialogo con i giovani” si distende in brevi capitoli, essenziali nei contenuti e chiari nella comprensione. Gli argomenti si accostano ai giovani con delicato sussurro, quasi con umile presenza, per non forzare ad una lettura meccanica ed indefinita, ma per proporsi come offerta e mai come imposizione. Catturare l'attenzione dei giovani, in un tempo che disperde, svilisce e frantuma i valori della Cristianità, per sostituirli con quelli: dell'economia, del profitto, della inconsapevole sottomissione psicologica, non è un compito semplice né immediato, poiché la cultura del “tutto e subito” disorienta, frastorna, confonde. Consapevole dell'arduo tentativo, il Prof. Giovanni Russo, autore del volume, si è affidato, non solo alla propria pluriennale competenza, che lo ha condotto a Dirigere la “Scuola Superiore di Specializzazione in Bioetica e Sessuologia” dell'Università Pontificia Salesiana, e a Coordinare nel ruolo di Preside le attività dell' “Istituto Teologico San Tommaso” di Messina, ma soprattutto all'umiltà salesiana; a quell'amore per i giovani, che segnò indelebilmente la vita terrena del Fondatore della Società: don Giovanni Bosco.
Ogni capitolo si compone di un corpo centrale, che sintetizza dignitosamente l'argomento; di una colonna laterale sinistra che alterna: “Hanno detto” (riflessioni sul tema affrontato nel capitolo), “Valori in questione” (che segnala gli elementi fondamentali dell'argomento, invitando implicitamente alla riflessione personale), “Confrontiamoci in gruppo” (serie di domande che invitano esplicitamente alla sosta meditativa) ed infine la spiegazione di termini, che il lettore per indolenza o trascuratezza non andrebbe a cercare, riducendo quindi la nitidezza dei concetti assunti. Il Capitolo si conclude con la proposta di un film inerente a quanto detto, di cui vengono brevemente tracciati il soggetto e la valutazione pastorale (accettabilità o meno del film, tratti di positività o di disorientamento morale della rappresentazione filmica).
Il punto di forza del libro non è tanto nella competenza degli argomenti, né nella chiara e coerente esposizione, né nella ricchezza di colori e foto, che arricchiscono la veste tipografica, quanto nel tentativo di don Russo di portare i giovani dall'osservazione alla riflessione, dalla conoscenza esterna alla conoscenza di sé, dei propri valori, dei propri principi, delle proprie responsabilità, che il giovane avverte, ma che, per volontaria attività distraente di una società sempre più consumistica e sempre più condizionante, non può o non riesce a disvelare all'esperienza e quindi alla propria razionalità, che informerebbe la coscienza. Proprio sull'inconsapevolezza della propria ricchezza etica, gioca la partita il bombardamento mentale quotidiano, subìto senza volerlo e accettato per consuetudine dal giovane. La frantumazione dell'Io e lo smarrimento della persona nei personaggi, argomenti tanto cari a Pirandello, si ripropongono nel tempo e nello spazio, svilendo ogni isolato tentativo di riscossa. Don Russo cerca di confrontarsi col gruppo (i giovani) per farli riappropriare della autonomia di pensiero, nella forza del numero e nello stesso tempo parla ad ognuno di loro per svelargli, e aiutarlo a difendere, il tesoro della propria individualità.
L'approccio al dialogo e al confronto è tipicamente socratico: l'autore non vuole insegnare nulla, ma vuole educare i giovani a parlare con se stessi, a riflettere sui temi proposti e a pensare autonomamente, acquisendo consapevolezza della propria saggezza interiore, più che della propria esuberanza, spesso sollecitata e sostenuta da chi vuol sopire l'autonomia responsabile e svegliare l'aggressività, che diventa poi l'arma con la quale vengono giustificate le risposte frenanti e poi frananti della società sul giovane.
Il meccanismo dell'autonomia responsabile è alquanto complesso ed instabile, non tanto per cause legate al soggetto, quanto per quelle legate alla società, che non propone ma impone, attraverso sollecitazioni continue e proprio per questo quasi inavvertite (la continuità produce assuefazione o adattamento). Il volume di don Russo non apre la porta del mondo giovanile, perché non vuole fare nessuna irruzione, ma bussa e chiede di entrare e come un ospite non cerca protagonismo, bensì permette al giovane di acquisire il centro dell'attenzione in maniera corretta e di essere ascoltato. Chi dovrebbe essere udito e compreso vuole essere solo uditore, per comprendere i giovani ed il loro meraviglioso tesoro di saggezza, profondità riflessiva e sete di conoscenza e per fornire loro solo un'opportunità di orientamento, contro le migliaia di opportunità devianti e distraenti, che la vita ha proposto e proporrà in futuro.
Il volume di don Russo non fornisce solo informazioni su argomentazioni di Bioetica, ma prepara all'immersione nella Bioetica, poiché essa non è una fredda materia distante dal nostro vivere e dal nostro operare, bensì si rivela anche nella nostra quotidianità; l'importante è saper riconoscere i suoi tanti aspetti.
Il volume è piuttosto grande per dimensioni, la copertina propone immediatamente due domande che in pochi istanti si donano ai giovani in attesa della loro apertura: “Chi può mettere le mani sulla vita?”, “Su quali basi giudichiamo ciò che è giusto?” . Il sistema delle domande seguirà il volume in tutti i suoi capitoli, operando come mediatore tra l'acquisizione del sapere e la personalizzazione di esso.
Il libro è un “Corso dialogico sulle nuove frontiere della vita della scienza e dell'ambiente” e si offre come una prospettiva di dialogo, quindi di apertura al confronto e all'ascolto.
Già dalla presentazione don Russo chiarisce il suo intento, affermando di voler “stimolare il confronto e l'interiorizzazione dei contenuti valoriali della vita, attraverso un linguaggio semplice ed incisivo”.
I capitoli sono argomentativi: il II capitolo ad esempio intende riappropriarsi dello stupore per la vita, “nel suo mistero grande ed ineffabile”; il III capitolo sosta sul concetto di sessualità, intesa come dono e mai come possesso “Nella sessualità tutto parla di reciprocità”; il VI capitolo sfiora, con delicato soffio, il tema dello sfogo sessuale solitario ed i rischi che esso può comportare sull'alterazione della personalità e della visione della realtà (realtà non per come è ma per come l'ego vorrebbe che fosse); Il IX capitolo affronta responsabilmente l'argomento della pedofilia, proponendo maggiore “educazione e formazione sessuale, coinvolgendo tutti i soggetti...pensando a campagne informative, a controlli presso le scuole, privilegiando una cultura dell'infanzia...con la messa in discussione della visione commerciale dell'infanzia”.
L'XI capitolo affronta le tematiche della contraccezione fino a discutere sulla liceità della pillola del giorno dopo (RU486), che non è in realtà un contraccettivo, ma un “contragestativo” così come la spirale che impedisce all'embrione “l'annidamento nell'utero”. Il XII capitolo presenta l'embrione umano nella sua dignità di essere “assolutamente unico ed irripetibile” e perciò non bisogna aspettare la “stria primitiva” per garantirgli la dignità di vita umana, poichè l'embrione ha già in sé ciò che sarà.
Il XVI capitolo si affaccia sulla nuova frontiera dell'ingegneria genetica “capace di modificare la struttura genetica di una realtà biologica per configurarla in modo diverso”. Il XXIV capitolo presenta gli O.G.M.: che cosa sono, quali benefici possono apportare e quali rischi comportino per l'uomo e per l'ambiente, il XXV capitolo lancia l'allarme ambientale a chi ancora non lo avverte come proprio.
La Bioetica è nata proprio come grido d'allarme, scienza della sopravvivenza, ponte per il futuro, dallo sgomento di un illuminato Potter; oggi tocca ai giovani diffonderne i contenuti; il loro grido arriverà lontano solo se sarà lanciato dalla purezza degli intenti e dalla consapevolezza del proprio valore. Anche don Russo vuol costruire quel ponte e lo vuole erigere insieme ai giovani, ultima speranza di lealtà, impegno e solidità morale.

Peppino Scalzo

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