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Soverato, ma quale abbattimento delle barriere architettoniche ?

MARCIAPIEDE VIA KENNEDYRiceviamo e Pubblichiamo la nota di Vincenzo Cilurzo. Percorrendo  Viale Kennedy non ci si può non accorgere della realizzazione di un nuovo marciapiede che costeggia tutta la pineta del Parco Urbano “Corvo”. A parte l’impatto caratterizzato dal materiale usato, un battuto di cemento facilmente riscontrabile nei capannoni industriali simile,  per intenderci, a quello   utilizzato per pavimentare parte del “nuovo” lungomare,   risalta agli occhi e a alla sensibilità delle persone attente e accorte che gli stessi, a parte una lieve pendenza nei tratti inclinati che si dovrebbero uniformare con il tracciato stradale, sono sprovvisti delle rampe per i diversamente abili.  Tale inadempimento da parte di chi ha fatto realizzare tale opera, senza tale dovuta accortezza,  dimostra la poca sensibilità  verso le problematiche relative alla disabilità anche e soprattutto se si considera quanto l’accessibilità urbana della nostra città, con particolare riferimento a Corso Umberto I, sia impraticabile e  insostenibile.  Purtroppo non è raro  assistere, per le vie della città, a scene di soggetti in carrozzina costretti a movimentare  il proprio mezzo al centro o lateralmente rispetto alla sede stradale incolonnati dietro le autovetture ad inalare i rispettivi scarichi oppure genitori con passeggini che devono districarsi con notevoli difficoltà o soggetti meno giovani con ridotte capacità motorie impossibilitati a superare ostacoli insormontabili.  Di fronte a tale evidenza ritengo necessario, per un paese civile e partecipe, come ha sempre dimostrato di essere questa città, aprire una seria ed opportuna riflessione riguardo la chiusura al traffico, con provvedimento immediato,  del Corso cittadino, almeno nei fine settimana, secondo un principio di solidarietà che debba andare al di la dei legittimi interessi economici, secondo me tutte da verificare, e della manifesta contrarietà dell’Amministrazione a rendere sostenibile e fruibile Corso Umberto I attraverso l’istituzione dell’isola pedonale. A nulla valgono oggi  programmi, progetti e proclami a medio e lungo termine di riqualificazione della più importante via della città. La risposta ai nostri diversamente abili va data nell’immediato e l’immediato è la diffusione di una cultura proiettata  concretamente, e non a parole, a ridare dignità a quanti vivono, molto spesso,  in uno stato di drammatica emarginazione ed isolamento. 
 

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